domenica 31 maggio 2009

Il Cervello e i diversi livelli di elaborazione

Il cervello, e di fatto ogni sistema biologico o sociale, è organizzato in livelli. Il cervello ha diversi livelli di elaborazione, cui corrispondono diversi livelli di pensiero e di modi di essere.

Da un punto di vista psicologico, sembrano esserci cinque livelli su cui si lavora con maggior frequenza.

(1) Il livello di base è l’ambiente, con i limiti esterni.

(2) Si agisce su questo ambiente con il comportamento.

(3) Il comportamento è guidato dalle mappe mentali e dalle strategie, che definiscono le capacità:

(4) queste capacità sono organizzate dai sistemi di convinzioni (che sono l’oggetto del presente lavoro) e

(5) le convinzioni sono organizzate dall’identità.

Quindi, quando una persona sperimenta una fase di difficoltà, bisogna chiedersi prima di tutto questo: la difficoltà proviene dalla situazione esterna, oppure è la persona che non ha il tipo specifico di comportamento richiesto dal contesto?


Oppure: la causa risiede nel non aver sviluppato la strategia appropriata o la mappa adeguata a generare il comportamento richiesto?


E ancora: la persona manca di convinzione o ha convinzioni contrastanti che interferiscono con la sua vita e con i risultati che desidera ottenere?


E infine: c’è qualche interferenza a livello dell’identità o del sistema globale?

Sono distinzioni che diventano molto importanti per chiunque lavori nei settori dell’apprendimento, della comunicazione o del cambiamento.

Ad esempio, prendiamo un bambino che non ha svolto bene un test. L’insegnante potrebbe dire: “Non è assolutamente colpa tua. O c’era rumore nella stanza, o qualcosa nell’ambiente ha interferito con la tua prestazione durante l’esame.”

In altre parole, il problema è nell’ambiente e non ha niente a che vedere con te come persona. Naturalmente, questo è l’aspetto che ha l’impatto minore sullo studente.

L’insegnante potrebbe dire, sottolineando uno specifico comportamento: “Ti sei impegnato poco in questo test.” Il che pone la responsabilità sullo studente.

A livello di capacità, l’insegnante potrebbe dire: “Non sei molto bravo in questo tipo di prove; le tue capacità in matematica (o grammatica, o qualunque altra materia) non sono molto sviluppate.”

Questa affermazione ha delle implicazioni molto più significative. A livello dei valori, l’insegnante potrebbe dire: “Su, non è poi così importante. Ciò che conta è che impari divertendoti.”

L’insegnante sta consolidando la convinzione che non è importante avere un bel voto, ma che è importante imparare divertendosi.

Siamo saltati così al livello delle convinzioni. Qui si oltrepassa la sfera della singola materia, per giungere al processo di apprendimento.

A livello dell’identità, l’insegnante può dire: “Sei un pessimo studente”, oppure “Sei una persona con delle difficoltà di apprendimento”, o “Non sei un matematico.” Sono affermazioni che toccano l’intero essere del bambino.

Il livello dell’identità è diverso dal livello delle capacità.


Credere che non si è capaci di eccellere in una particolare materia è diverso dal convincersi che si è stupidi.

Questi esempi cominciano a dimostrare l’impatto dei diversi livelli.


C’è una differenza enorme tra qualcuno che dice: “Non riesco a controllarmi quando bevo” e un altro che afferma: “Sono un alcolista e lo sarò sempre.”

Se attribuiamo una qualsiasi caratteristica alla nostra identità, essa inizierà ad esercitare una profondissima influenza su di noi.


Tratto dal libro di Dilts Robert " I livelli di pensiero "


venerdì 29 maggio 2009

IL CAVALIERE DELLE ENERGIE


Appuntamento con Andrea Pangos al corso:


Trasformare il rancore in Perdono
e i sensi di colpa in Amore

Per una Quiete Mentale
ed una migliore qualità della Vita.




Domenica 21 Giugno 2009
ore 14.30 – 19.00
Hotel Terme Paradiso
Via Flacco 96 - Abano Terme (PD)

Tu sei per te stesso il più grande dei misteri, il Principio di tutte le soluzioni.

Gli scopi fondamentali del corso sono:

­ -Aiutare a comprendere profondamente i fenomeni sensi di colpa e risentimento,

­ -Attivare processi consapevolizzanti per liberarsi da questi due fenomeni opprimenti,

­ -Migliorare la qualità del rapporto con se stessi e gli altri, per diminuire/evitare la formazione di sensi di colpa, rancori e di conflitti,

­ -Offrire tecniche di consapevolizzazione per trasformare il rancore in Perdono e i sensi di colpa in Amore,

­ -Stimolare la crescita della consapevolezza in generale.

Il corso ha una parte:

* teorica, approfondimento sul risentimento, sui sensi di colpa, sul Perdono e sull’Amore.

* pratica, esercizi di consapevolezza per neutralizzare i sensi di colpa e il risentimento,

* di dialogo, in forma di domande e di risposte.


Prezzo intero Euro 60

Sessione a posti limitati, si consiglia l’Iscrizione entro il 10 Giugno

Per informazioni , prenotazioni, richiesta di iscrizione:

Sonia sg.maggy@gmail.com tel. 340/7969041

E non è finita, per gli amanti del Relax e per chi arriva da lontano è possibile inoltre approfittare della Piscina Termale che ci ospita, viste le ottime condizioni che ci offre l'Hotel Paradiso:




prezzi per pensione completa (dalla cena del sabato al pranzo della domenica) in camera doppia e utilizzo dei servizi dell'hotel comprensivi di piscine termali, grotta sudatoria 65 euro (bevande escluse) - disponibilità anche di singole fino ad esaurimento (supplemento 5 euro)
Chi volesse approfittare della Piscina Termale la domenica del 21 Giugno dal mattino alla sera, escluso il tempo del Corso il contributo a persona del pranzo e l'utilizzo di piscine termali e grotta sudatoria è di soli 20 euro.

COME ARRIVARE

* in auto dalla A13 nel tratto tra Padova e Rovigo uscire a Terme Euganee > proseguire per Abano - Montegrotto - Giunti ad Abano portarsi in Piazza della Repubblica, meglio conosciuta da tutti come Piazza della Fontana - dalla piazza prendere via Flacco e al secondo incrocio girare a destra - avanti 200 metri sulla destra trovate l'hotel (edificio giallo) - L'hotel Paradiso è di fronte alla pizzeria Lo Zodiaco e all'hotel Metropol -
* in treno da Padova, Terme Euganee si raggiunge in 10 minuti con treni che partono ogni ora o in 15 minuti in autobus - chi viene in treno ci può avvisare per organizzare una navetta per l'hotel.
Tratto dal sito : http://ilfilodimaggy.com/

mercoledì 27 maggio 2009

Create nuove sensazioni piacevoli

Create nuove sensazioni piacevoli e decidete quando provarle. Trovatevi un partner.

Create una sensazione gradevole che sia completamente nuova, una a caso, una sensazione mai provata. Scegliete una delle tante submodalità. Poi, una delle tante posizioni nel vostro corpo.

Cominciate da un punto qualsiasi, lavorate in una direzione qualsiasi finché non ottenete una sensazione corporea completamente piacevole. Lasciate che il vostro corpo intero vada in iperestesia. Poi, prendete delle decisioni. “Quando vogliamo sentirci in questo modo?”

C’è chi si deprime non appena arriva sulla soglia di casa. Può darsi che non ne sappia la ragione. Forse viene tormentato dalla moglie. Più lo tormenta, più lui si deprime.

Se invece questi tormenti lo inducessero a rivolgersi a lei con una nuova luce negli occhi e lo emozionassero in un modo completamente nuovo, scommetto che lei lo lascerebbe più tranquillo e che la sua vita sarebbe migliore.

Rimanete imbottigliati, forse sull’autostrada. La vostra pressione sanguigna sale alle stelle. D’ora in poi, provate a mettervi comodi e a dirvi: “Almeno, ho più tempo per me stesso.” Rilassatevi e cominciate a sognare ad occhi aperti. Qualcuno strombazzerà per ricordarvi che è ora di ripartire. Con me funziona ogni volta.

Abbiamo dei modi di creare per voi ogni tipo di sensazioni positive. La maggior parte delle persone non si avvicinano neanche ad avere cinestesicamente, visivamente, o auditivamente, un mondo interiore così ricco come sarebbe ampiamente possibile. E più è ricco il mondo interiore, più è ricco quello esterno.

Sono sicuro che Mozart non aveva vocine stridule nella sua testa che lo tormentavano dicendo: “Non ti eserciti mai al piano. Questa canzone fa schifo!”, oppure immagini sfuocate degli strumenti dell’orchestra, con suoni metallici, sensazioni tremolanti e fastidiose nello stomaco e roba del genere.

Le persone che vivono la vita più pienamente si realizzano dal loro interno.

Tratto dal libro di Richard Bandler : Il tempo per cambiare


martedì 26 maggio 2009

Dov’è il focus: sul problema o sul risultato?

Una “cornice-risultato” può essere contrapposta vantaggiosamente ad una “cornice-problema”.

Una cornice-problema dirige l’attenzione su “che cosa è sbagliato” o su che cosa è “non voluto” , anziché su “ciò che è desiderato” o “voluto” .

Porta a focalizzarsi sui sintomi indesiderati e a cercarne le cause.

Al contrario, una cornice-risultato porta a focalizzarsi sui risultati e sugli effetti desiderati, e sulle risorse necessarie per ottenerli.

Quindi, una cornice-risultato permette di rimanere focalizzati sulle soluzioni e orientati verso future opportunità positive.

Cornice-problema

Che cosa è sbagliato?
Perché è un problema?
Che cosa lo ha causato?
Di chi è la colpa?


Cornice-risultato

Che cosa vuoi?
Come puoi ottenerlo?
Quali sono le risorse disponibili?

L’applicazione della cornice-risultato comporta l’utilizzo di tattiche di questo tipo: riformulare le affermazioni relative ad un problema come affermazioni del risultato e reincorniciare affermazioni formulate negativamente con altre espresse in termini positivi.

Dal punto di vista della PNL, per esempio, tutti i problemi possono essere nuovamente percepiti come delle sfide o delle “opportunità” per cambiare, crescere o imparare.

Visti in questo modo, tutti i “problemi” presuppongono un risultato desiderato. Se qualcuno dice: “Il mio problema è che ho paura di fallire” , si può assumere che vi sia l’obiettivo implicito di “aver fiducia nel fatto che sto per avere successo” .

Analogamente, se c’è un problema del tipo “i profitti sono bassi” , si può assumere che il risultato sia “incrementare i profitti” .

Spesso le persone indicano involontariamente i risultati che vorrebbero ottenere, formulandoli in negativo, come: “Voglio evitare le difficoltà”, “Voglio smettere di fumare”, “Voglio liberarmi di queste interferenze”, etc.


In questo modo l’attenzione si focalizza sul problema e, paradossalmente, spesso abbraccia delle suggestioni radicate, relative allo stato problematico. Pensare: “Non voglio essere spaventato” , in realtà trasmette la suggestione dell’ “essere spaventato” come parte integrante del pensiero stesso.

Mantenere una cornice-risultato implica il chiedere: “Che cosa vuoi?”, oppure: “Se tu non fossi così spaventato, come ti sentiresti?”.


Se, da un lato, è importante analizzare i sintomi e le loro cause come se facessero parte di un’efficace problem solving, è altrettanto importante farlo in un contesto favorevole al conseguimento del risultato desiderato.


Altrimenti l’esame dei sintomi e delle cause non condurrà a nessuna soluzione.


Quando il risultato, o lo stato desiderato, rimane al centro dell’attenzione nella raccolta delle informazioni, spesso la soluzione può essere trovata anche se lo stato problematico non viene compreso pienamente.


Tratto dal libro di Robert Dilts : Il Potere delle Parole e della PNL




domenica 24 maggio 2009

USARE LO SPAZIO

Ancoraggio spaziale


Se si ripetono sempre gli stessi gesti in modo evidente mentre si sta in uno stesso angolo del palcoscenico o nell’area dalla quale si parla, le persone del pubblico creano una connessione tra la tua posizione e quei gesti.

Per esempio, se ti siedi solo quando vuoi raccontare degli aneddoti è implicito che, quando ti vedrà seduto, il pubblico saprà cosa aspettarsi: “Ah, ora ci racconta qualcosa.”

Questo è un altro esempio della generalizzazione delle esperienze.

Poiché questa cosa accadrà sia che le persone ne siano consce oppure no, saprai sempre creare degli stati appropriati nel gruppo per far sì che il pubblico sia pronto per quello che viene dopo, senza bisogno di comunicarglielo.

In PNL la connessione tra una posizione sul palcoscenico e i tuoi gesti è chiamata ancoraggio spaziale.

Durante un corso o una presentazione in pubblico puoi deliberatamente piazzare delle ancore associate a certi stati nel pubblico.

Sederti su uno sgabello ti da una cosa in più da poter usare come ancora per innescare un certo stato.

Per esempio, quando cerchi l’interazione con il pubblico, facendo domande o chiedendo commenti su cosa hanno sperimentato durante gli esercizi, puoi farlo posizionandoti al centro, al livello del pubblico.

Dopo un po’ quel pubblico assocerà il fare domande e il chiedere commenti con lo stare in quel punto.

Non appena ti ci posizionerai significherà che vuoi interagire con loro.

E ricordati di stare lì solo quando vuoi parlare con le persone del gruppo.

Quando sei pronto a dare nuove informazioni, muoviti verso la destra del palcoscenico e parla solo da questa posizione.

Dopo aver raccolto alcune domande, se vuoi passare all’informazione successiva, finisci di dare l’ultima risposta e nel frattempo spostati verso dietro.

Ad un livello inconscio, per lo meno, la fase di interazione con il pubblico si è già conclusa e tu sei in grado di andare avanti.

L’uso di parti specifiche del palcoscenico per controllare i diversi aspetti del tuo corso è un altro modo per monitorare lo stato del pubblico.

Dopo un po’, ogni qual volta ti muoverai da un posto all’altro e ti siederai, vedrai le persone prendere il blocco degli appunti perché avranno già intuito che avranno delle nuove informazioni.

Se invece ti muovi a caso perdi l’opportunità di innescare immediatamente delle aspettative.


Tratto dal libro di Tad James

" Comunicare in pubblico magicamente "


giovedì 21 maggio 2009

ESSERE UMILI

Riconosci i meriti, e spesso!
Senza i tuoi collaboratori, ben pochi dei tuoi sogni e dei tuoi piani diventerebbero realtà. Cogli tutte le opportunità che ti si presentano per esprimere il tuo riconoscimento del contributo di coloro che ti circondano, e apprezza i loro meriti, specialmente in pubblico.
Il feedback è una cosa rara nella maggior parte delle aziende, e un feedback positivo è la più rara di tutte. Quando hai dei dubbi, da’ agli altri il merito e attribuisci a te la colpa.
Se sei preoccupato per tua reputazione, non dartene pensiero. Quando i tuoi team raggiungeranno una costanza di risultati straordinari, la gente penserà che tu hai dato un contributo.

“Ottenere” qualcosa dipende esclusivamente da te.
Quando le cose non vanno come vorresti tu, assumitene la responsabilità, sia tua la colpa o meno. Un atteggiamento mentale incline alla assunzione delle responsabilità ti metterà in una posizione molto più potente, rispetto ad un atteggiamento colpevolizzante.
Passa regolarmente in rassegna le circostanze, chiedendo a te stesso: “Che cosa potrei fare in modo diverso (o smettere di fare) per fare la differenza in positivo?”.
Individua il comportamento specifico, e quindi agisci di conseguenza. Sarai sorpreso da quanto potere in più eserciterai sui fattori esterni, agendo in virtù del senso di responsabilità, piuttosto che in base all’attribuzione delle colpe alle altre persone.

Raccogli intorno a te consiglieri che ti ricordino che sei responsabile delle tue azioni.
Probabilmente hai già dei criteri di misurazione dei tuoi risultati. Assicurati di ricevere un feedback su come svolgi il tuo lavoro di ogni giorno. Sollecita attivamente terze persone a darti un feedback: amici, collaboratori del tuo stesso livello, colleghi.
Condividi con loro le questioni che stai affrontando e il modo in cui le stai gestendo, e chiedi loro una valutazione onesta. Assumi le tue responsabilità nel modo migliore di cui sei capace.

Identifica i tuoi limiti.
Chiedi a te stesso: “C’è qualcuno al mondo capace fare il mio lavoro meglio di quanto io stia facendo in questo momento?”. Se la risposta è “sì”, trova quella persona e chiedile di guidarti per migliorare.
Se è “no”, accertati che sia questa la risposta giusta, chiedendo ai tuoi consiglieri, concorrenti, fornitori, clienti e collaboratori. Molte aziende hanno avuto tracolli rovinosi, perché ritenevano di essere le più forti, senza altre buone ragioni per crederlo che non fossero la loro presunzione e il loro ego.

Individua dei criteri di misurazione delle performance del tuo team (e delle tue).
Assicurati che le persone conoscano i loro obiettivi, e che sappiano di poter contare sul tuo aiuto per raggiungere quegli obiettivi. Ritieniti responsabile.
Se non raggiungi i tuoi obiettivi, rifiuta il premio produzione, rinuncia ad un aumento, e tratta te stesso esattamente come tratteresti un collaboratore che non ha centrato i propri obiettivi. Questo trasmetterà all’azienda un potente messaggio in merito all’importanza che attribuisci alla performance.

Chiedi ai tuoi diretti collaboratori, al tuo Capo o al tuo Consiglio di Amministrazione, e a qualsiasi altra persona con cui lavori, di darti un feedback un paio di volte all’anno.
Puoi utilizzare un processo di feedback a 360 gradi, o semplicemente farne richiesta in un’e-mail. È molto più facile ascoltare un feed-back sulla propria performance, se se ne è fatta esplicita richiesta.

lunedì 18 maggio 2009

LA MAGIA DEL LINGUAGGIO

Cari lettori, riporto un brano molto interessante tratto dal libro " Persuasion Engineering TM " di Robert Dilts.




Il Meta Modello è probabilmente una delle cose più importanti da imparare per un professionista della comunicazione, perché è un modo di raccogliere informazioni di alta qualità dalle persone con cui si lavora, non importa di quale campo si tratti.


Il Meta Modello è stato sviluppato per la prima volta da John Grinder e Richard Bandler.


In effetti, è la primissima cosa che hanno creato insieme. Tutto il resto della PNL è stato scoperto e sviluppato ponendo le domande del Meta Modello.


Imparare il Meta Modello consiste essenzialmente nell’imparare come ascoltare ed identificare gli schemi nel linguaggio delle persone.


Vi presenterò gli schemi.


Comincerò con una storia a proposito della raccolta di informazioni e a proposito del Meta Modello.


Ero in Canada a tenere un workshop sull’ipnosi con un gruppo di persone, e c’era un signore che era un ipnotista. Ci raccontò una storia molto interessante.

Ci disse di una cliente che, tempo prima, si era rivolta a lui. L’aveva fatta sedere e le aveva fatto alcuni test ipnotici. Sembrava essere un soggetto che non avrebbe presentato particolari problemi e con cui aveva stabilito un buon rapporto.


Cominciò a fare questa induzione, con le più raffinate tecniche ericksoniane, usando le sottolineature per analogia, comandi nascosti, e tutte queste varie cose.


Dopo circa mezz’ora, la donna era ancora lì seduta con gli occhi aperti e non era successo niente. Alla fine si è fermato e le disse: “Caspita, non capisco cosa stia succedendo. Sembri avere una buona sensibilità, e sembra esserci un buon rapporto. Non riesco a trovare alcuna ragione per spiegarlo, ma non sembri andare in trance tanto facilmente.


Va tutto bene?” Allora lei gli dice: “Beh, non mi ha ancora mostrato una di quelle cose.”


Lui chiede “Quali cose?” e lei dice “Sa, la palla di cristallo.”

Lui pensa tra sé e sé: “Si riferisce a uno di quegli aggeggi che usavano gli ipnotisti d’altri tempi.”, ma si ricorda che forse ne ha una nel cassetto, che usava per fare delle dimostrazioni da palcoscenico.

Comincia a rovistare nell’ultimo cassetto, tira fuori questa cosa simile a un pendolo, e le dice “Intendeva questo?”

Lo solleva davanti a lei e lei fa: “Sì.” e sprofonda immediatamente in una profonda trance… (Risate).


Anch’io ho avuto un’esperienza simile quando stavo lavorando con una donna per il controllo del suo peso. Ho estratto la sua strategia e ho cercato di programmare una nuova strategia usando l’ancoraggio e cose simili. Pensavo di aver fatto un buon lavoro, invece ritornò una settimana dopo e disse: “Beh, ha funzionato un po’, ma continuo a non avere molto successo.”


Non riuscivo a capire perché. Alla fine, le chiesi se avesse mai cambiato un comportamento problematico prima di allora.


E lei rispose: “Beh, in un certo senso mi aspettavo che lei avrebbe fatto la stessa cosa che mi fece una volta il mio dentista.” Io domandai di cosa si trattasse esattamente, e lei mi raccontò che di solito era così nervosa quando andava dal dentista, che una volta lui, poiché non riusciva neanche a lavorare, le aveva detto: “Mi toccherà usare l’ipnosi con lei!”


Quindi, le aveva semplicemente afferrato il polso e le aveva ripetuto molte volte come sarebbe stata a suo agio la volta successiva che sarebbe andata da lui.


La donna mi disse: “Non sono andata in una trance profonda o niente di simile, ma sono stata molto sorpresa la volta dopo che sono andata dal dentista: non ero per niente nervosa.”


Così, dopo aver parlato un po’ con lei, mi avvicinai e, semplicemente, le dissi esattamente le stesse cose che aveva detto il dentista.


Usai la stessa intonazione che aveva usato lei quando imitava il suo dentista. La presi per il polso e le dissi, ripetutamente: “Rispetterai le indicazioni alimentari questa settimana, e perderai peso con naturalezza.”


Poi, le dissi che era appena stata in una trance ipnotica che avrebbe curato i suoi problemi, di andare a casa e di richiamarmi dopo una settimana.


Mi telefonò la settimana successiva e mi disse: “Wow, è fantastico! È proprio quello che volevo. Ho già perso tre chili.” Il fatto è che avevo provato con lei varie tecniche, ma con poco successo, finché non avevo chiesto l’informazione di cui avevo bisogno.


A quel punto, mi aveva letteralmente detto cosa dovevo fare per produrre un cambiamento, perché aveva un’esperienza di riferimento.


Ora, per me, è in questo che consiste il Meta Modello: essere in grado di aumentare la propria efficacia in qualcosa scoprendo questo tipo di informazioni specifiche.


Conoscere isolatamente l’ancoraggio, le strategie, o qualsiasi altra tecnica, non vi porterà da nessuna parte, a meno che non sappiate come e quando usarli.


Avrei potuto usare la mia strategia migliore con questa donna, ma era un’altra cosa quella che lei voleva, una cosa che occorreva fare prima che fosse disposta a reagire, proprio come la signora con cui aveva lavorato l’ipnotista.


Per me, il Meta Modello riguarda questo tipo di domande. Cosa ti occorre? Cosa succederebbe se lo facessi?

venerdì 15 maggio 2009

Strumenti e strategie per generare e selezionare le idee

In sostanza, la creatività deriva dal “pensare a qualcosa in modo diverso”.

Che questo qualcosa voi stiate cercando di valorizzarlo, di aggirarlo, di liberarvene - qualunque cosa stiate cercando di farci - per essere creativi è necessario che ci pensiate in modo differente.

Scoprite qual è il vostro approccio abituale e quindi cambiatelo, per il semplice gusto di farlo.

Per esempio, chiudete un attimo gli occhi e ripensate a questa mattina, quando vi stavate preparando alla giornata.


Quali sono le vostre abitudini?

Forse è il modo in cui vi lavate i denti.


Forse è la mano con cui accendete la luce, o il lato del viso che lavate per primo.


Mettete prima i pantaloni o i calzini?

Solitamente indossate prima il calzino sinistro o quello destro?


Cosa accadrebbe se tornaste indietro e immaginaste di farlo in qualche altra sequenza scelta a caso?

Quando aprite una porta, lo fate con la mano sinistra o con la destra?


Cosa accadrebbe se nella vostra mente cominciaste proprio ora, senza uno schema preciso, a fare le cose diversamente dal solito?

Cosa deve accadere nella vostra mente per fare in modo che le cose possano essere differenti?

Come sarebbe scendere le scale mobili camminando all’indietro?

E se, quando accendete la luce, la vostra stanza si oscurasse, anziché illuminarsi?


E se, messa la caffettiera sul fuoco al mattino, il caffè uscisse freddo, anziché caldo?

Come vi sentireste se ogni pensiero che vi è passato per la mente questa mattina fosse riuscito a sorprendervi?

Cosa accadrebbe se foste affascinati dal fatto che appoggiando una penna su un foglio di carta, questa lascia un segno?


Quando è stata l’ultima volta che siete rimasti affascinati dal fatto che una penna lascia dei segni sulla carta?

Quanto è passato dall’ultima volta che avete scarabocchiato su un pezzo di carta?

Quanto tempo è trascorso dall’ultima volta che vi siete comportati come se aveste sette anni?


Quand’è stata l’ultima volta che avete agito come un bambino senza che qualcuno vi rimproverasse?

Questo è il tipo di atteggiamento con il quale vorremmo affrontaste questo esercizio.

Oltre a pensare alle cose in modo differente, vorremmo che giocaste con la vostra fisiologia, che faceste qualcosa di nuovo: il processo ne risulterà potenziato.


Michael Colgrass ha raccontato di come, nel prepararsi a comporre della musica, faccia la verticale. Si mette a testa in giù per cambiare il modo in cui pensa alle cose.

C’è un altro tipo che conosco che investe in beni immobili: uno degli espedienti a cui ricorre quando ha bisogno di essere particolarmente creativo è quello di fare con la mano sinistra tutto ciò che normalmente farebbe con la destra (lui è destrorso).


Se ha davvero un problema da risolvere, allora lo fa per una settimana, in modo da stimolare l’altro emisfero del cervello.

Ci sono modi di far uso della propria fisiologia che aiutano ad accedere a differenti stati di consapevolezza, stati che la maggior parte di noi, semplicemente, non adopera.

Pensateci per un momento.


Quanti di voi, di fronte ad una situazione che vi blocca, si rotolerebbero sul pavimento?


Voglio dire: se andaste carponi per un po’, sono certo che il modo in cui vedete le cose cambierebbe.

Immaginatevi mentre cercate di pensare ad un problema domestico nello stesso modo di sempre: e se a un certo punto trovaste una bella collinetta erbosa, ci saliste sopra e vi lasciaste rotolare giù, giù, fino in fondo?

Arrivati ai piedi della collina, pensereste ancora allo stesso modo?

Recentemente mi hanno raccontato di un tale che, quando si trova in una situazione stressante, si stende. Proprio così: si stende per terra.

Ammettiamo che si trovi al lavoro e stia parlando a qualcuno nel suo ufficio.

Se le cose si fanno d’un tratto stressanti, lui si mette a terra proprio lì, in mezzo all’ufficio. Si stende, e continua a parlare con l’altra persona. Lo fa anche in corridoio.

Non lo raccomanderei a tutti, ma riuscite a vedere come questo cambi un po’ le cose?

Se non siete in grado di risolvere un problema “su due piedi”, allora provate a stendervi.

Pensate a un problema a cui state lavorando proprio ora; immaginate per un minuto di essere in piedi e di camminare avanti e indietro.


Bene, ora pensate a quello stesso problema, ma immaginate di farlo mentre state sdraiati a terra?

Che succede?

Il modo in cui agite in risposta al problema cambia?

Ciò che voglio farvi capire è che cambiando fisiologia, cioè il modo in cui adoperate il vostro corpo, faciliterete anche il cambiamento nel modo in cui pensate, e questa è l’essenza della creatività.


tratto dal libro : Pnl per la Creatività e l'Innovazione


mercoledì 13 maggio 2009

DEFINIRE, CONTROLLARE E REALIZZARE OBIETTIVI


Il Coach inizia il lavoro sugli obiettivi rivolgendo al cliente alcune domande fondamentali che facilitano l’orientamento della persona.

Potete lavorare direttamente durante la lettura: sperimenterete la sorprendente efficacia di queste domande!

Scegliete e scrivete un obiettivo, un progetto a cui pensate da molto tempo o che state iniziando a concretizzare.

Domanda: “Cosa vuoi?”

NEGAZIONE - È molto importante abituarsi ad esprimere gli obiettivi in positivo. Vale a dire, formulare i propri progetti, bisogni e desideri, senza utilizzare negazioni.

Ad esempio:

“Non voglio più essere grasso”

“Non voglio più sentirmi infelice”

“Non voglio farmi prendere dal panico quando parlo in pubblico”

sono obiettivi che in Programmazione Neuro-Linguistica vengono definiti “mal formulati”, perché contengono la negazione “non”, che ne compromette seriamente l’efficacia.

Provate a non pensare ad un cane nero con una macchia bianca sul petto, a non ricordare di aver visto un cane nero con una macchia bianca sul petto, a non accettare l’idea di un cane nero con una macchia bianca sul petto.

Probabilmente è accaduto che, leggendo le righe precedenti, abbiate pensato proprio ad un cane nero con una macchia bianca sul petto.

Questo perché dire “non pensare a qualcosa” fa sì che l’attenzione si sposti proprio su quel qualcosa a cui si vuole evitare di pensare.

Pertanto, affinché un obiettivo sia formulato in modo efficace, deve essere espresso in positivo:
ad esempio, l’obiettivo della frase “Non voglio più essere grasso”,

può essere riformulato così: “Voglio essere in forma”.

RISULTATO - È importante altresì che l’obiettivo venga formulato in termini di risultato da ottenere, anziché di processo.

Questo consente di focalizzare la situazione desiderata e di verificare, in seguito, che gli obiettivi siano stati effettivamente raggiunti.

Ad esempio:

“Comprare la casa dei miei sogni”

descrive un processo anziché un risultato. Da un lato, è poco chiaro quale sia “la casa dei miei sogni” (l’obiettivo deve essere più specifico e dettagliato); dall’altro, viene espressa solo una delle fasi (“comprare”) che portano verso il risultato desiderato.

Invece,
“Vivere in una cascina sulle colline toscane”

descrive un risultato e consente di visualizzarlo in anticipo, di sentirlo concretamente realizzabile e, in alcuni casi, addirittura già acquisito.

Anche quando affermiamo:

“Voglio dimagrire”

stiamo esprimendo il nostro obiettivo solo in termini di processo.

Dimagrire, sì, ma quanti chili?

Oppure, quanti centimetri sul punto-vita? In quali parti del corpo?

In quanto tempo?

Ecco dunque una possibile formulazione dello stesso obiettivo in termini di risultato:

“Voglio pesare 70 chili a Natale”.

In questo modo abbiamo la possibilità di visualizzare nel presente una realtà trasformata dalla nostra azione.

L’obiettivo viene quantificato (quanti chili?) e sarà quindi misurabile; inoltre, l’indicazione di una scadenza temporale porta alla pianificazione di una serie di passaggi che consentiranno di verificare in un momento ben individuato della nostra vita (e non in un futuro vago e imprecisato) se l’obiettivo sia stato raggiunto o meno.

È dunque importante sapere quando l’obiettivo sarà raggiunto.

Formulare un obiettivo in termini di risultato significa anche stabilire i criteri di misurazione dei propri progressi: in base a questi criteri, si saprà se e in che misura l’obiettivo è stato conseguito.

Nella tabella seguente proponiamo alcuni esempi di obiettivi espressi in modo non misurabile e la loro possibile riformulazione in termini di risultati/obiettivi misurabili.

OBIETTIVI NON MISURABILI
Voglio guadagnare di più.

Voglio lavorare nel campo dell’alimentazione.

Voglio dimagrire.

OBIETTIVI MISURABILI

Nel 2006 voglio guadagnare 30.000 euro all'annoin più di quanto ne guadagno attualmente.

Voglio specializzarmi in Scienza dell'Alimentazione prima di aver compiuto 28 anni e quindi aprirmi uno studio privato.

Voglio perdere cinque centimetri sul giro-vita entra Natale.



Di conseguenza, altre domande chiave del Coach sono:

Domanda:

“Come saprai di aver ottenuto ciò che vuoi?


Cosa devi vedere, ascoltare o sentire per sapere di aver conseguito il risultato?”

Domanda:

“Dove, quando e con chi vuoi raggiungere l’obiettivo?”

Probabilmente ci sono luoghi che riteniamo più adatti, persone che vogliamo al nostro fianco o che, al contrario, preferiamo che non partecipino alla realizzazione dell’obiettivo.

Questi dati devono essere specificati e motivati nel modo più dettagliato possibile: sono informazioni che vengono elaborate dal cervello e che influenzano in modo determinante i processi decisionali.

Tratto dal libro " il Coach " di Alessio Roberti e Claudio Belotti






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